Nel sesto canto dell’Odissea il racconto si svolge nell’arco di una giornata, che appare unica nel ritorno e nelle avventure di Ulisse. Il canto si apre quando è ancora buio nell’isola dei Feaci; Ulisse dorme nascosto dal frascame, sfinito dopo un naufragio, e Atena arriva in suo aiuto, scendendo dall’Olimpo. E ha un epilogo con la preghiera dell’eroe alla dea, di cui ha intuito il soccorso, quando giunge al tramonto a un bosco a lei sacro: vicino ci sono la città e la reggia, dove il problema del suo ritorno troverà soluzione. Protagonista della giornata è Nausica, figlia del re Alcinoo. Un sogno, ispirato da Atena, la induce ad andare con le compagne a lavare le vesti al fiume, vicino al mare. Il mutamento nelle condizioni di Ulisse, che avviene già nel luogo del naufragio, è dovuto alla presenza e alle parole di Nausica. Sull’incontro e sui sentimenti, che l’arrivo di uno straniero fuori dal comune suscita nel suo animo, si concentra l’interesse della poesia. Con lei il mito entra nella normalità della vita, lasciando le ninfe e le maghe. Dietro di lei c’è l’isola dei Feaci, dove il nonno ha portato il suo popolo per sfuggire alla oppressione dei Ciclopi, e poi ha costruito le case e diviso le terre, creando le condizioni per una vita, che scorre più felice o meno dura che altrove: un’isola ideale per il tempo, in cui gli uomini conquistavano il Mediterraneo.
Dopo il prologo, il sogno di Nausica è l’episodio da cui si sviluppa il racconto della giornata. Nel mito poetico esso è un piano, realizzato dalla dea coi suoi poteri magici, per soccorrere Ulisse nel luogo del naufragio. Atena, prendendo le sembianze di una compagna, una coetanea molto cara a Nausica, le parla stranamente con parole e tono di rimprovero, perché lascia che si ammucchino in casa le vesti da lavare; le nozze si avvicinano, e le vesti bisogna indossarle e anche regalarle, come segno dell’importanza della famiglia. La sognatrice non sarà a lungo ragazza, perciò bisogna andare di primo mattino al fiume, e la compagna verrà con lei. I pretendenti, giovani delle famiglie altolocate della città, dove lei stessa ha la stirpe, già la chiedono in sposa. Dai pretendenti il discorso si sposta sulla carrozza, necessaria perché il fiume è lontano, e sui vari capi di tessuto da sistemare dentro di essa. Questo il discorso della compagna e il contenuto manifesto del sogno. Ma esso, costruito da un’arte irripetibile, sottoposto ad analisi acquista un secondo volto; e nelle parole della compagna si può ritrovare il prodotto della vita emotiva di Nausica.
Con le vesti, che bisogna tener pronte per la cerimonia, compare il pensiero delle nozze; dal loro desiderio ha origine il sogno. La necessità di lavare le vesti facilita poi il sorgere di un secondo desiderio: trascorrere con le compagne una giornata diversa dalle altre al fiume e al mare. Il palazzo di Nausica, con le porte d’oro e il giardino meraviglioso, non è simile alle case dei Feaci, ma alla lunga diventa una prigione, da cui bisogna uscire ogni tanto. Il secondo desiderio si può realizzare già in mattinata, e la sua facilità riaccende anche il primo. A questo punto entrano di necessità nel discorso sulle nozze, che si fa concreto, i pretendenti, giovani delle famiglie altolocate della città, che l’hanno chiesta in sposa. Dovrebbero essere l’argomento principale, ma arrivano in ritardo nel discorso della compagna, e per di più sembrano una massa indistinta, il cui unico merito è di vivere nel luogo dove lei stessa ha stirpe. La scelta di uno di essi è urgente, ma il discorso evita l’argomento, e si dilunga piuttosto sull’andata al fiume, sulla preparazione e la necessità della carrozza. Tutto questo deve far venire il dubbio che il rimprovero della compagna, e cioè in realtà l’auto rimprovero di Nausica, sia dovuto non al ritardo nel recarsi al fiume, ma alla difficoltà e al ritardo nella scelta del pretendente. La vera ragione del rimprovero è destinata a generare turbamenti che il sogno può evitare facilmente, spostando il discorso sui preparativi del viaggio.
Dopo il sogno, Atena ritorna all’Olimpo e Nausica si sveglia, quando le luci dell’alba filtrano nella sua stanza. La descrizione del monte degli dei è in certo modo sorprendente. Il poeta, che fa intervenire gli dei nelle faccende degli uomini, sembra mettere in contrapposizione la loro sede col palazzo del re e la città dei Feaci. Nausica esce dalla sua stanza stupita e ammirata dal sogno; il consiglio della compagna forse ha dei risvolti, che rimangono nascosti. Quando trova i genitori per parlare del viaggio al fiume, si apre uno squarcio sulla vita, che riprende nel palazzo del re e nel cortile, e di riflesso nella città dei Feaci. Il divario è incolmabile con l’Olimpo degli dei, dove il tempo e la vita scorrono senza mutamenti, in una luce sempre uguale; nei versi stessi si insinua il dubbio che esista soltanto nei racconti. Quando arriva Nausica, il padre sta uscendo per una riunione coi maggiorenti della città. Dà ordini ai servi perché sia preparata la carrozza, dove la madre arriva con cibo e vivande, e la figlia porta i panni. I lavori pratici di tutti, organizzati secondo un disegno comune, meritano di essere raccontati, costituendo la poesia della vita. Dalla casa del re il viaggio porta al fiume, nella magia creata dalla natura. Qui le ragazze portano le vesti dentro l’acqua, in punti particolari dove le pestano coi piedi per lavarle, e poi le stendono sulla spiaggia.
Finito il lavoro, comincia la seconda parte della giornata. Nausica e le compagne fanno colazione e giocano a palla. Ulisse dorme ancora sotto il frascame, ma, svegliato da grida, esce coprendosi come può. Qui, mentre le compagne fuggono, avviene l’incontro fra i due protagonisti, che un sogno ha portato una di fronte all’altro. Nausica attende in silenzio le parole dello straniero. Il luogo è solitario, ma dentro di lei c’è una forza interiore superiore alla paura, data dalla coscienza di appartenere a un luogo privilegiato, protetto dagli dei, e a una comunità unita da valori comuni, per opera di suo padre e sua madre. Ulisse ha visto genti e luoghi diversi nei suoi viaggi, ma in questa marina solitaria e sconosciuta, si trova all’improvviso davanti a una donna, che sembra al confine tra umano e divino. Egli è un naufrago senza vesti, costretto a chiedere cibo e veste, ma sa di aver vissuto per anni con la ninfa Calipso e di essere stato, e di poter tornare a essere re e condottiero. Le sue parole si sviluppano secondo uno schema, che sembra studiato e preparato. La sua prima impressione è di potersi trovare davanti ad Artemide, la dea che va per luoghi solitari con le compagne; ma la sconvolgente naturalezza di Nausica, di fronte a lui, lo riporta sulla terra, dove le donne vanno a lavare al fiume. Questa sensazione, di essere davanti a una donna, creava in Ulisse più sgomento che se fosse davanti a una dea. Un episodio strano e lontano nel tempo gli ritornò in mente: nell’isola di Delo, un ramoscello di palma, che era spuntato in terra sacra, gli era apparso diverso in modo inspiegabile dalle altre piante. Ora la natura, passando dal mondo vegetale all’umano, sembrava ripetere il prodigio con la ragazza di fronte a lui. A Delo era giunto a capo di numeroso esercito, ma poi la fortuna lo aveva abbandonato. Qui invece era arrivato da naufrago, ma nel luogo del naufragio c’era Nausica, e la sua isola sconosciuta prometteva di cambiare la sua sorte.
Nausica ha ricevuto grandi lodi, ma non riporta per niente l’argomento su di esse; piuttosto si toglie il dubbio, che poteva essere legittimo all’inizio, davanti a quel naufrago. “Straniero, poiché non somigli a uomo né malvagio né senza senno…”. Questo giudizio prepara con una logica nascosta la frase successiva, che corregge una osservazione di Ulisse. Nausica non accetta che gli dei siano impegnati a nuocere al naufrago che ha di fronte; questo vorrebbe dire, tra l’altro, dargli una importanza che non può avere. Col suo discorso, Ulisse dimostra di poter capire che beni e mali non servono a premiare o a punire; e non vengono dai capricci degli dei, ma da Giove stesso, che li distribuisce nel mondo fuori dalle nostre logiche, in modo non spiegabile dagli uomini. Dietro il volere incomprensibile del re degli dei, come nel sogno, si nascondono nelle parole di Nausica realtà umane, le leggi della natura e la fatalità della vita. In questo quadro, che può diventare a volte disperante, compare per il naufrago, che si sente perseguitato, un’oasi inaspettata: ”Ora, poi che alla nostra città giungi e alla terra, né di veste certo mancherai né di altro”. È tempo di dare all’ospite le prime informazioni. I Feaci abitano la terra in cui si trova, e fra poco vedrà la loro città. Lei è figlia del re dell’isola, uomo dal grande animo. La promessa di una veste può rendere ora sicuro agli occhi del naufrago “l’altro”, che è l’aiuto per ritornare alla sua terra.
È tempo anche di richiamare le ancelle fuggite nei dintorni, che devono aiutare Ulisse e portargli da mangiare. Nausica prende a pretesto la loro paura per riportare il discorso sull’isola. Si trova alla fine del mondo, e grandi distanze la separano dalle altre. I flutti senza fine, che la circondano, rappresentano la protezione degli dei contro chiunque pensi di portare guerra ai Feaci. Parlando con le compagne, il fatalismo attribuito a Zeus scompare, e ritornano gli dei, questa volta in veste di amici e protettori. Le ancelle portano tutto il necessario a Ulisse, che solo rifiuta l’aiuto a lavarsi: non vuole apparire nudo davanti a donne più giovani di lui. Quando si lava nel fiume, si unge d’olio e si riveste, avviene una metamorfosi inaspettata. Al posto del naufrago misero e brutto appare un uomo pieno di vigore e bellezza, a cui scendono le chiome dal capo, simili al fiore del giacinto; così trasformato se ne va nella spiaggia, dove mangia e beve ciò che gli portano le ancelle. Le metamorfosi sono care ad Omero; in esse rivivono la varietà del mondo, il mutamento di tutto e gli aspetti nascosti delle cose. La trasformazione è attribuita ad Atena, ma in realtà è opera di Nausica. Davanti ad essa il problema della scelta può essere finalmente risolto, e sembra vicino a compiersi il desiderio del sogno, tanto che lo confida alle ancelle. “Oh, se un simile sposo rimanesse per me, qui abitando”. Ma la speranza svanisce mentre si manifesta; diventa incompatibile con il gesto di Ulisse, di andarsene in disparte per guardare il mare, oltre il quale c’è la sua terra.
La giornata è stata di lavoro e di svago, e ora volge al termine in modo imprevisto; è tempo di ritornare a casa nella città dei Feaci. Nausica piega e riassetta le vesti dentro la carrozza, ma intanto un’idea, dovuta alla presenza di Ulisse, si sta facendo strada nella sua mente. Per parlargli, si siede al posto di guida, un gesto di significato simile al ritirarsi in disparte dell’ospite. Ulisse seguirà a piedi con le ancelle tra i campi dei Feaci; a un certo punto della strada apparirà la città. Come l’isola circondata dalle acque, anch’essa trasmette un senso di sicurezza. È circondata di torri sopra le mura, ed è aperta solo verso il mare, sul quale si aprono due porti con le navi allineate. Dietro c’è la piazza lastricata; le botteghe si affacciano attorno ad essa, insieme con il tempio di Poseidone, il dio del mare. Esprimono la vocazione dei Feaci, che dentro vi trovano tutto quanto occorre nelle navi nei loro lunghi viaggi. Il discorso di Nausica si sta allontanando insieme ad esse sul mare spumeggiante, ma il pensiero iniziale la richiama indietro. Ci sono le strade della città da attraversare, dove la presenza di Ulisse attirerebbe l’attenzione della gente. Qualcuno direbbe che è andata a cercare uno straniero, perché disprezza i giovani della sua città. In questo modo i discorsi degli altri diventano uno specchio, nel quale si riflette la sua repulsione a fare la scelta. Grazie al sogno, qualche resistenza è scomparsa nella sua mente, e ora lei può riconoscere con Ulisse ciò che finora non ha riconosciuto con sé stessa. Senza saperlo, la sognatrice spiega il suo sogno. Il rimprovero iniziale della compagna indicava una tensione interiore, e il pensiero dei pretendenti è scomparso presto, perché rischiava di disturbare il sonno.
Da questo momento, nel dare le ultime istruzioni, il suo discorso diventa più sicuro, riflettendo appieno la sua personalità. I versi sono i più belli della poesia di Omero e della poesia di tutti i tempi. Il pensiero di Ulisse riaffiora più di una volta nelle varie immagini. C’è un bosco di pioppi durante il percorso, sacro ad Atena. Dentro ci sono una fonte e un prato, vicino il podere e l’orto fiorito del padre. Se si grida, si può essere sentiti dalla città. Sarebbe il luogo ideale se Ulisse fosse innamorato, ma egli deve solo sedersi là un po’ di tempo, finché pensa che le compagne di viaggio siano arrivate. Poi andrà anche lui alla città dei Feaci e al palazzo del re. È molto diverso dalle altre case, anche un bambino che non parla potrebbe guidarlo. Ma Ulisse deve attraversare molto in fretta il cortile e le stanze, altrimenti a Nausica potrebbe tornare la speranza che si fermi. Alla fine arriverà in una stanza, dove la madre siede con le ancelle al bagliore del fuoco, volgendo fili di lana color porpora marina. È appoggiata a una colonna; dall’altra parte è appoggiato ad essa, simbolo della loro unione che regge la casa, anche il trono del padre. Ulisse deve solo oltrepassarlo; il padre potrebbe pensare a trattenerlo per Nausica, la madre penserà più facilmente alla sua supplica. Se lei lo avrà caro nell’animo, allora c’è speranza per lui di rivedere i suoi, e di giungere alla casa ben costruita e alla sua patria terra.
Nausica si è dilungata con le istruzioni; sa che è l’ultima occasione di parlare con Ulisse, e che un incontro, se non breve e occasionale, è escluso all’interno del palazzo. Non resta che dare un colpo alle mule e lasciare il fiume per raggiungere il bosco, dove Ulisse si siederà ringraziando la dea, di cui ha intuito il soccorso. Nausica prosegue; porta con sé il suo problema, manifestato dal sogno e rimasto irrisolto con lo straniero. Si può pensare che si adatterà alla situazione e farà in qualche modo la scelta; ma questo Omero non lo dice. Nausica è un sogno, nato dal bisogno del poeta di creare una donna unica, simile a lui, e come tutti i sogni deve finire prima del risveglio.
Giorgio Bussa
(Versione rivista del testo 06/12/2023)