Crash: l'incontro in uno sguardo
29 Marzo 2006
    

Sale in ascensore. Non è sola, dentro c'è un uomo, di spalle, alto, i capelli raccolti, un libro sotto il braccio. E quando si volta e chiede a che piano va? la voce si rivela sensuale e il volto affascinante. Occhi stretti, sguardo che indugia nei suoi. Oplà: con un po' di fantasia (neanche molta, a dire il vero: pare che gli ascensori del mondo pullulino di incontri e sguardi appassionati), qualcosa è scattato e ci ha reso vulnerabili. Senza l'intrusione di suoni, rumori o del ticchettio di un orologio a scandire il passare di ciò che oggi possediamo di più prezioso - il tempo - la nostra intimità si è scontrata con quella di un altro. L'intimità data dalla condivisione di uno spazio limitato.

Chissà se i due si conosceranno oppure se tutto rimarrà solo un contatto immaginario...


Ci sfioriamo nelle nostre città, nei luoghi di lavoro oppure mentre siamo presi dalle piccole quotidianità della nostra vita: mentre portiamo i figli a scuola, quando facciamo la spesa nello stesso supermercato, al bancone di un bar... Ci passiamo accanto senza accorgerci gli uni degli altri, facce note incapaci a volte del semplice saluto, di un gesto gentile o quattro chiacchiere per ingannare la noia di una lunga attesa in fila.


Crash è un bellissimo film, vincitore di tre oscar. Uscito già qualche mese fa nelle sale italiane, torna ora “abbellito” dalle sue statuette.

Contatto fisico, recita il sottotitolo, ed è proprio l'incontro di pelle fra i personaggi a creare le relazioni, e le emozioni, a far approfondire le conoscenze: emblematica, a tal proposito, la vicenda del protagonista, interpretato da Matt Dillon, un poliziotto razzista che non indugia ad abusare del potere che crede di detenere, quando a farne le spese sono i suoi concittadini afroamericani. Ma non sarà così semplice: trovatosi a soccorrere una donna nera, rimasta ferita in un incidente sarà proprio l'incontro vero, reso profondo dalla comune paura della morte, dalla condivisione di una situazione drammatica e, anche questa volta, dagli sguardi che parlano più di mille parole, a far scardinare in un attimo tutte le certezze dell'arrogante poliziotto. Come sarà il contatto dato da un abbraccio a sancire una nuova, autentica volontà di conoscenza fra due donne che vivono insieme da anni, ma in condizioni impari: una ragazza della borghesia cittadina e la sua domestica sudamericana.

E, ancora, sarà il contatto - questa volta con un “angelo”- a risolvere un altro drammatico incontro fra due uomini.

Allo stesso modo, nel film in questione, la mancanza di fiducia, di disponibilità verso il prossimo può essere la causa di fraintendimenti dagli esiti irrimediabili.


Forse dovrebbe essere un po'così: si dovrebbe imparare a non temere il piccolo scontro con gli altri, a lasciarci catturare l'interesse, almeno quel tanto che faccia ragionevolmente capire l'umanità di chi ci sta di fronte, con tutto ciò che essa si porta dietro: la parte più solare e quella più oscura.

Pensiamoci, in un momento in cui c'è chi vorrebbe convincerci ad alzare muri di indifferenza e difesa verso chiunque si avverta altro da noi: a guardarlo più da vicino potrebbe rivelarsi... il tipo dell'ascensore!


Frances Piper


P.s. – Che ne direste di scrivere anche voi di un vostro incontro sognato o reale? lasciatelo nei commenti, poi ne discuteremo! Aspetto...


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