Il ministro degli Esteri Franco Frattini si dice «stupefatto del silenzio che anche in Italia c’è intorno alla vicenda dei dissidenti cubani».
In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Frattini dice: «Mentre quando si tratta di dissidenti cinesi, birmani e di altri Paesi in giro per il mondo, ci sono interrogazioni, proteste, manifestazioni, in questo caso c’è soprattutto silenzio. Qui c’è un signore che si è lasciato morire di fame e di sete, un altro al quale potrebbe succedere la stessa cosa e Castro dice che se la sta cercando. Se poi ci affidiamo alla sola informazione dei blog, dove si può anche trovare che l’Olocausto non è avvenuto, allora non andiamo da nessuna parte. Se si comincia a screditare la dissidenza non si sa dove si può finire. Dobbiamo essere molto chiari e fermi nel ribadire che noi sosteniamo la tutela senza se e senza ma della libera informazione dei cubani e la salvaguardia dei loro diritti fondamentali. Se non lo facessimo noi europei, così come gli americani, creeremmo il classico esempio di doppio standard».
Condivido le preoccupazioni di Frattini, ma lo inviterei a leggere gli articoli e i libri che scrivo da dodici anni a questa parte su Cuba, magari anche gli autori cubani che traduco, tutte cose che forse non ha mai avuto modo di apprezzare. Consiglierei a Frattini anche la lettura del quotidiano La Stampa - non proprio l’ultimo dei giornali italiani - che ospita il blog di Yoani Sánchez da quasi un anno e che questa mattina ha dedicato un’intera pagina al problema cubano. Tellusfolio è una rivista telematica, ma anche lei da anni si batte per la libertà a Cuba e per il rispetto dei diritti umani.
A mio parere il problema è un altro. In Italia è stato concesso uno spazio eccessivo alla propaganda castrista ed è stata conferita esagerata autorevolezza a giornalisti che si limitavano a ribadire il verbo della stampa ufficiale cubana. Il messaggio che in Italia è sempre passato è che a Cuba c’è un regime paternalista, un buon tiranno, un governo che non concede libertà ma pensa al bene del suo popolo. Assurdità, contraddizioni in termini, amenità senza alcun riscontro oggettivo, ma questo è quanto la televisione di Stato e molta stampa nazionale ha sempre fatto capire su Cuba. In Italia esistono pubblicazioni e associazioni culturali nate con lo scopo di sostenere il regime cubano e di perpetuarne la vita per oscuri interessi di bottega.
Adesso occorrerebbe invertire la tendenza per ottenere qualche risultato a favore di una corretta informazione. Bisognerebbe cominciare a leggere chi ha sempre scritto la verità su Cuba, senza timore di pestare i piedi a nessuno e senza paura di rendersi sgradito alla stampa di sinistra.
Egregio Frattini, in Italia non c’è il silenzio sulla situazione cubana, perché chi scrive ha sempre parlato chiaro sia per radio che in televisione, le poche volte che è stato invitato. Non solo: dal mio underground, dalle colonne della Stampa Web e da questa rivista ho cercato di dare la parola ai dissidenti cubani e di far conoscere i loro problemi. Il problema è che altri hanno avuto opportunità maggiori, megafoni più altisonanti, sponsorizzazioni più forti. Se una menzogna viene gridata a voce alta ed è diffusa ai quattro venti avrà maggiore effetto di una verità appena sussurrata.
Ci faccia parlare, onorevole Frattini. Ci conceda lo steso spazio che in passato è stato dato ad altri per raccontare una Cuba che non esiste se non nella loro fantasia. Le garantiamo che diremo come sempre la verità, quella stessa verità che da anni vive confinata nell’underground.
Gordiano Lupi
Qui il sollecito dell'On. Matteo Mecacci per la calendarizzazione delle mozioni su Cuba presentate in Parlamento dopo la morte del dissidente Zapata (Ndr)